L’Italia esce devasta dal secondo conflitto mondiale e perde quasi interamente la sua flotta: sopravvivono soltanto quattro transatlantici, requisiti dagli Stati Uniti per l’impiego bellico.
Per far fronte alla nuova ondata migratoria viene recuperato ogni scafo possibile, alcune sono delle carrette, altre addirittura dei relitti rimessi a galla per disperazione. Sono navi lente, spartane e di modeste dimensioni, ben lungi dai fasti degli anni Trenta. La grafica romozionale riflette inevitabilmente questo drastico cambiamento.
Grazie alla tenace azione diplomatica di Alcide De Gasperi, il piano Marshall finanzierà la costruzione di nuovi e portentosi transatlantici che prenderanno servizio nei primi anni Cinquanta, quali Giulio Cesare e
Andrea Doria. Questa nuova flotta, risorta dalle ceneri del conflitto, diviene nota come la “Renaissance Fleet”.
Presto però entreranno sulla scena gli aerei a reazione, che negli anni Sessanta sostituiscono il transatlantico come mezzo preferito dal pubblico viaggiante. Nel 1960, in occasione delle Olimpiadi di Roma, entra in servizio la Leonardo da Vinci tra Genova e New York.
In contemporanea Alitalia inaugura il servizio transatlantico con i nuovissimi aerei a reazione, i jumbo jet, che rivoluzionano per sempre il modo di viaggiare: 8 ore invece di 8 giorni per la medesima destinazione.
Nel giro di pochi anni le navi di linea soccomberanno al nuovo mezzo.
Nel 1965 vengono varate a Genova e a Trieste le gemelle Michelangelo e Raffaello, ultimi transatlantici italiani, bellissimi quanto inutili. Un decennio più tardi sono posti in disarmo, decretando la fine di un’epoca.